Arriva il Natale! E qui in redazione abbiamo deciso di iniziare un breve excursus sui piatti tipici dello Stivale.

Ci è sembrato giusto partire da una delle regioni che prende davvero a cuore la cena della Vigilia: la Campania.

La Campania è quel meraviglioso posto dove la zia e la nonna, in questi giorni, hanno già iniziato a cucinare il “Cenone”. La sera del 24 è una cosa seria, serissima, e bisogna arrivare preparati rimanendo a digiuno completo quantomeno dal giorno prima.

Vi presentiamo rapidamente i piatti tipici del cenone natalizio campano, tenendo presente che con gli anni qualche variazione è stata adottata.

 

Insalata di mare: polpo, calamari, frutti di mare e gamberetti preferibilmente lessi o in umido e conditi, per l’appunto, a mo’ di insalata.

 

Vermicelli alle vongole: è questo il teatro di una battaglia senza tempo fra chi li prepara al pomodoro e chi in bianco. Evitate in assoluto di esprimere la vostra preferenza, in questo modo si sono rovinate amicizie secolari.

 

La frittura: gamberi, calamari, alici e triglie in una leggerissima pastella di farina e fritti in olio di semi (ma vi assicuriamo che riesce bene anche in olio di oliva, ovviamente bio).

 

Baccala fritto: è un offerta che non potete rifiutare. A molti non piace ma vi assicuro che se passate il Natale da un vostro amico al Sud, il baccalà vi sarà presentato come l’orgoglio di tutte le nonne napoletane alle quali non potreste mai dare un dispiacere del genere passando alla portata successiva.

 

Spigola (o branzino) all’acqua pazza: sostanzialmente si tratta di una lessatura nel forno con pomodorini e capperi.

 

Il capitone: ogni anno rischiano le dita migliaia di chef improvvisati, dato che porre fine all’esistenza di questa povera serpe del mare è davvero complicato.

 

L’insalata di rinforzo: il più grande controsenso semantico creato dall'uomo. Dopo aver mangiato anche le braccia del vicino di sedia, vi arriva la cosiddetta insalata di rinforzo che consiste in cavolfiore, scarola, olive nere, olive verdi, sedano, carote, peperoni e acciughe. Più che un rinforzo mi sembra un colpo di grazia.

 

Dolci: struffoli, calzoncelli con castagne e cioccolato, mostaccioli, roccocò e, solo nelle famiglie del nuovo millennio, pandoro o panettone.

 

Non è certo questo il luogo dove fare la morale sugli sprechi e sulla genuinità dei prodotti. Alcune tradizioni vanno rispettate. 

Quello che vi suggeriamo è un minimo di criterio nella quantità di cibo da cucinare e se proprio avanza qualcosa cercate di non darla in pasto alla pattumiera ma di controllare se esiste un’alternativa di qualunque genere.

Per il resto vi diamo appuntamento alla prossima puntata de “Il Menu di Natale in Italia”.