Dal 30 novembre all’11 dicembre, i rappresentanti di 195 nazioni si riuniranno a Parigi per discutere un nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici.

La conferenza prende il nome di Cop21 ed è organizzata dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).

 

Cos’è Cop21?

Si tratta, innanzitutto, di una sigla che sta per “conferenza delle parti”.  Quella di Parigi sarà la ventunesima edizione.

Lo scopo dell’incontro è raggiungere un accordo sul clima condiviso da tutte le nazioni partecipanti, con l’obiettivo specifico di mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi centigradi.

 

Un video pubblicato da Green.TV ci aiuta a capire in maniera semplice e veloce cos’è Cop21 e qual è la sua utilità.

 

 

Il bus è usato come metafora del sistema delle conferenze, che in questi anni hanno percorso un cammino tortuoso fatto di complessi tentativi di accordo. Per la Conferenza di Parigi, però, l’UNFCCC ha invertito la rotta: a differenza di quanto avveniva in passato, quando erano i delegati a decidere i limiti da imporre, questa volta i Paesi partecipanti sono stati invitati ad elaborare e inviare iniziative specifiche per ridurre le emissioni di anidride carbonica sui propri territori nazionali.

Nonostante l’ONU abbia considerato insoddisfacenti i dati già inviati, l’impegno dei Paesi è stato finora concreto e l’auspicio è che possa concretizzarsi definitivamente durante la conferenza di Parigi.

 

Quale è il ruolo dell’Italia e dell’Europa?

L’impegno assunto dall’Unione Europa, vincolante per i 28 paesi che la compongono, è di ridurre le proprie emissioni del 40 per cento (rispetto ai dati del 1990) entro il 2030.

Accanto a questo, l’Unione si impegnerà nel raddoppiamento della produzione di energia rinnovabile, nel taglio di circa il 30 per cento degli sprechi di energia e nella riduzione sostanziale della dipendenza energetica (in particolare con riguardo a petrolio, gas naturale e uranio) da paesi extraeuropei.

 

Perché Cop21 è così importante?

I cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza globale che, per essere compresa appieno, va osservata come la somma di molteplici emergenze locali. Il nostro ecosistema non consente l’isolamento per escluderci dalle conseguenze negative di questi cambiamenti, che si ripercuotono, di fronte all’impotenza del singolo, sulle produzioni agricole, sulla sicurezza edilizia, sull’accesso alle fonti primarie di sostentamento, mettendo a rischio intere comunità ed ecosistemi.

Da ciò nasce l’importanza e la necessità di incontrarsi a livello istituzionale per il raggiungimento di un accordo unanimemente condiviso che impegni tutti per il bene di tutti.