The age of stupid è un film documentario del 2009, scritto e diretto da Franny Armstrong.

Il film, sostenuto da Greenpeace e WWF, è una produzione indipendente finanziata da persone e gruppi interessati alle problematiche ambientali, che in cambio hanno ricevuto una percentuale sui profitti. La sua realizzazione si è rivelata su più fronti coerente con i temi trattati, dall’impegno dello staff a ridurre al minimo l’impatto ambientale delle riprese, all’alimentazione dell’anteprima mondiale realizzata esclusivamente con pannelli solari, producendo solo l’1 per cento delle emissioni di CO2 di una qualsiasi anteprima cinematografica.

 

Il film è composto da filmati reali e brevi animazioni, legati insieme da una sottotrama immaginaria di cui è protagonista Pete Postlethwaite.

Siamo nel 2055 e un archivista, tra gli ultimi superstiti della specie umana, vive in una torre-museo in cui custodisce tutte le testimonianze rimaste della storia del mondo, ormai completamente distrutto dal susseguirsi inarrestabile di catastrofi ambientali. Il film diventa un messaggio da parte dell’archivista (o meglio, un avvertimento) per chiunque tornerà a popolare il pianeta.

 

 

Qual è “l’era degli stupidi”?

L’archivista Postelthwaite fatica a comprendere il motivo per cui non abbiamo fatto nulla per fermare la nostra estinzione, anche se avevamo tutti i dati necessari a comprenderne il pericolo imminente e i mezzi per poterla fermare. In questo senso, l’era degli stupidi è indubbiamente quella in cui noi stiamo vivendo.

Il suo scopo è, quindi, documentare la stupidità umana. Lo fa attraverso un sofisticato programma di montaggio video con cui racconta le contraddizioni che caratterizzano la nostra epoca, prendendo spunto da sei storie: un anziano alpinista francese, che negli anni assiste impotente allo scioglimento del ghiacciaio del Monte Bianco; una famiglia inglese, che tenta invano di convincere la propria comunità sulla necessità di affidarsi all’energia eolica; un sopravvissuto all’uragano Katrina, diviso tra il dolore di aver perso tutto e il lavoro per una compagnia petrolifera; una ragazza nigeriana, che sogna di diventare medico in una terra devastata dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali; due bambini iracheni, costretti ad abbandonare la propria terra a causa della guerra per il petrolio e a lavorare per vivere; un ricco imprenditore indiano, convinto di poter contribuire a ridurre la povertà del proprio paese creando una compagnia di voli low cost ad altissimo impatto ambientale.

 

Perché vedere The age of stupid?

Perché è realizzato in maniera originale sfruttando appieno le potenzialità di diversi generi narrativi e riuscendo, infine, a creare l'illusione che le immagini reali, per la loro assurdità, rappresentino la finzione e che quelle futuristiche, per la loro assoluta coerenza con i dati attualmente in nostro possesso, rappresentino la realtà. Seppur girato nel 2009, non dà alcun segno del tempo passato ma, al contrario, dà modo di comprendere come i temi affrontati e le riflessioni che da questi si traggono siano ancora tristemente attuali. Tuttavia, pur trattando temi drammatici, riesce a trasmettere una sottile ironia che rende la visione scorrevole. 

Perché le storie che Franny Armstrong ha scelto di raccontare non sono casuali: ognuna di esse aiuta a comprendere che la noncuranza per l’ambiente ed il suo ottuso sfruttamento sono sì un problema a lungo termine, che porterà al collasso del pianeta, ma anche un danno reale che si ripercuote già adesso su ogni aspetto della vita umana, dal diritto al lavoro a quello alla salute, dalla tutela della maternità a quella dei diritti dell’infanzia. 

Perché, in definitiva, il messaggio dell’archivista è rivolto a noi, per darci la possibilità di dimostrare che (si spera) siamo tutt’altro che stupidi.