This changes everything è un documentario cinematografico del 2015, diretto da Avi Lewis e basato sull’omonimo saggio della scrittrice Naomi Klein. Presentato in anteprima al Toronto international Film Festival, è uscito nelle sale italiane il 2 dicembre scorso. 

Il film è stato girato in nove paesi attraversando tutti e cinque i continenti, nell’arco temporale di quattro anni. Il suo scopo è di risvegliare l’interesse del nord del mondo verso il problema dei cambiamenti climatici, cercando un approccio diverso da quello abituale: il film non si scaglia direttamente contro l’indifferenza ed il menefreghismo individuale per le problematiche ambientali, ma disegna le connessioni tra il problema del riscaldamento globale e i sistemi economici che lo facilitano. Si tratta di un punto di vista non scientifico, ma politico e sociale, con cui si tenta di spiegare la non sostenibilità dell’economia capitalista come sistema di sviluppo.

 

Naomi Klein è la voce narrante del film, che inizia con questa sua confessione: “Posso essere onesta con voi? Ho sempre odiato i film sul cambiamento climatico.” 

 

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Cosa può cambiare tutto?

L’idea alla base del film è lo scontro tra il capitalismo e il pianeta. In questa crisi globale, l'azione delle comunità locali, la loro lotta rivoluzionaria, è la chiave per evitare l'impatto crescente dei cambiamenti climatici. La narrazione di Naomi Klein intreccia cause ed effetti: delineando i nessi tra le problematiche ambientali ed il sistema economico attuale, racconta diverse storie che riguardano singoli individui ed intere comunità in lotta per la salvaguardia della propria terra. Il viaggio passa attraverso l'irrespirabile aria cinese, gli indiani cheyenne del Montana, le foreste del Canada distrutte alla ricerca del petrolio, l'ecosistema indiano a rischio a causa del carbone e tentativi insostenibili di risolvere la crisi economica greca. Si tratta di comunità per le quali lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali non delinea uno scenario apocalittico futuro, ma piuttosto rappresenta già una realtà preoccupante ed incontrollabile.

Il nostro modello di crescita economica è destinato a cambiare in un modo o nell’altro, o da noi stessi o dalla natura. Per questo motivo l’unica salvezza è la lotta sociale per il cambiamento. Il surriscaldamento globale è sì un’emergenza, ma anche un’occasione, quella giusta, per costruire un mondo migliore.

 

 

Perché vedere This changes everything?

Perché è innanzitutto un buon film, con un’ottima fotografia che fa da sfondo a testimonianze forti che non lasciano indifferenti. 

Perché è avvincente nel dare un volto umano alle problematiche legate al global warming. L'approccio è originale e provocatorio, tuttavia il fulcro del film non è un’accusa nei confronti di ciò che è stato colpevolmente fatto o omesso (singoli individui compresi), al contrario è un modo per stimolarci a considerare la questione ambientale come un’occasione per ridisegnare le logiche che governano la nostra vita.

 

In definitiva, perché è un film estremamente importante per il nostro tempo. La materia è indubbiamente complessa e talvolta il messaggio può apparire cupo. Ma, al tempo stesso, il tono generale è di speranza: vivere accettando i limiti del nostro pianeta è possibile ed abbiamo l’occasione e le idee giuste per farlo, è questa la cosa che potrà cambiare tutto.