La settimana appena trascorsa ha visto il ritorno della saga di Star Wars al cinema e della fantascienza cinematografica nei discorsi di milioni di persone in tutto il mondo. Colgo quindi al volo l’occasione per parlarvi di un film di fantascienza dal profondo messaggio ecologista.

Silent running (in Italia uscito come 2002: la nuova odissea, per sfruttare l’onda del successo di 2001: odissea nello spazio) è un film del 1972 diretto da Douglas Trumbull, noto per la realizzazione degli effetti speciali di numerose opere indiscusse del cinema, tra cui Incontri ravvicinati del terzo tipo, Blade Runner e il citato capolavoro di Kubrick.

 

Uscito in un’epoca in cui il movimento ecologista era al suo apice, viene considerato come il primo film con un messaggio esplicitamente ambientalista (non a caso appena due anni prima si era celebrato il primo Earth Day).

Sfruttando al meglio un budget limitato di 1 milione di dollari, Silent running non colpisce per le scene d’azione ma piuttosto per il senso di alienazione e solitudine che suscita e le riflessioni contradditorie che riesce a sollevare.

 

Siamo in un futuro in cui sulla Terra ogni forma di vita vegetale ed animale è stata distrutta. Il film si svolge su una stazione spaziale che ha il compito di trasportare le ultime foreste rimaste, custodite in grandi serre, in attesa che venga trovato un rimedio per la riforestazione del pianeta.

 

 

Chi “corre silenziosamente”?

Freeman Lowell è uno dei membri dell’equipaggio, l’unico ad essere realmente interessato alla cura del prezioso carico. È convinto della possibilità di riportare la vegetazione sulla Terra, per questo motivo si occupa in maniera ossessiva delle piante e degli animali presenti sulla stazione. I suoi colleghi non sono dello stesso avviso, la loro unica speranza è di poter tornare il prima possibile a casa. L’ostilità del loro rapporto raggiunge il culmine quando dalla Terra comunicano la decisione di abbandonare il progetto di rimboschimento e danno l’ordine di far saltare in aria le serre.

Freeman (nome assolutamente non casuale) si ribella a questa decisione, prendendo delle decisioni drastiche che trasformeranno il suo viaggio in un’odissea solitaria nel tentativo di salvare almeno una delle serre, abbandonandola ad una corsa silenziosa ai confini del sistema solare. 

 

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Perché vedere Silent running?

Perché, come già accennato, sono molte le riflessioni che riesce a suscitare. Il messaggio è, innanzitutto, rilevante ancora oggi: la preoccupazione per lo stato di salute del pianeta è attuale almeno quanto lo era all’epoca di uscita del film, con la differenza che oggi abbiamo molte più prove e conferme della sua gravità. Il tema del film è sicuramente di matrice ecologista, ma non si ferma alla rappresentazione del rapporto pacifico/conflittuale tra uomo e natura. Proprio da questo, anzi, prende spunto per considerare lo scontro tra esseri umani: pur non dando una risposta esplicita, il film fa intendere che solo l’incontro tra posizioni estremiste può portare ad una reale soluzione dei conflitti, altrimenti mai nessuno riuscirà a risultare davvero vincitore. Inoltre, evidenzia il ruolo della tecnologia non come antitetica alla natura ma, al contrario, come un indispensabile supporto per la sua cura.

Perché è sorprendente la potenza delle immagini dopo più di quaranta anni e non meno efficace è la scelta della colonna sonora, composta da Peter Schickele (meglio noto come P.D.Q. Bach) con due brani cantati da Joan Baez.

 

Joan Baez - 'Rejoice in the Sun' (da Silent Running)

 

Perché sono molte le curiosità legate al film:

  • alcune inquadrature della base spaziale sono state utilizzate successivamente dalla serie televisiva Battlestar Galactica;

  • il film ha ispirato Duncan Jones per il bellissimo e imperdibile Moon;

  • nel 2011 la band 65daysofstatic ha inciso una nuova colonna sonora per il film (che si può vedere e ascoltare qui);

  • il viaggio di Freeman è accompagnato da tre robottini a cui dà i nomi dei nipoti di Paperino (Huey, Dewey e Louie - che nella versione italiana, per ragioni di cacofonia, sono stati tradotti come Paperino, Paperina e Paperone). Questi robottini sono stati mossi da persone che avevano subito delle amputazioni e sono stati di ispirazione per molti altri film successivi (tra cui Star Wars e Wall-E).

 

In definitiva, perché è un film semplice nella trama ma originale e ben recitato, da non perdere per tutti gli appassionati di fantascienza a cui stanno a cuore le tematiche ambientaliste.