Il 27 novembre scorso, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha presentato il rapporto intitolato "L'ambiente in Europa – Stato e prospettive nel 2015" (Soer2015).

Il rapporto viene elaborato e pubblicato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente ogni 5 anni. La relazione è multidisciplinare e affronta questioni tematiche e geografiche in base ai dati raccolti a livello europeo, nazionale e regionale, insieme ad analisi comparative tra vari paesi.

 

È un documento di notevole importanza perché traccia un bilancio sullo stato di salute dell’ambiente in Europa e ne valuta le prospettive future. Si tratta, dunque, di una sintesi delle politiche europee finora attuate in materia ambientale, che analizza anche strumenti e possibilità di modifica delle stesse.

 

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Quali sono i risultati del rapporto?

 L’Europa si trova in un momento di grandi sfide legate all’ambiente. I dati del rapporto descrivono una situazione attuale migliore per molti versi rispetto al passato, in particolare con riguardo a: miglioramento della qualità delle acque, riduzione dell’inquinamento atmosferico, riduzione della produzione di rifiuti ed incremento del numero di risorse riciclate.
Al tempo stesso, però, i dati relativi alla perdita di biodiversità e al degrado degli ecosistemi registrano una situazione negativa: il 60% delle specie protette ed il 77% degli habitat si trovano in condizioni sfavorevoli. A questo si aggiunge la prospettiva scoraggiante legata all’impatto negativo dei cambiamenti climatici.

 

Il rapporto, inoltre, mette in evidenza la disparità tra la qualità dell’ambiente allo stato attuale e le prospettive a lungo termine, che si risultano complessivamente scoraggianti anche per quanto riguarda gli aspetti attualmente considerati in fase di miglioramento. Per questo motivo, l’attuazione delle politiche ambientali europee è vista come base per ottenere dei miglioramenti stabili nel tempo.

 

 

Quali sono le prospettive future?

Il modello prevalente di sviluppo economico, basato sul crescente uso delle risorse e l’aumento delle emissioni nocive, non può essere sostenuto ancora a lungo. Il rapporto mette in evidenza l’importanza della transizione verso un’economia verde, al fine di sostenere il progresso socio-economico in maniera sostenibile per gli ecosistemi. Tuttavia, questo non sarebbe di per sé sufficiente in quanto non garantisce una riduzione delle pressioni ambientali in termini assoluti. Per questo motivo, il rapporto ritiene necessarie delle politiche più ambiziose che affrontino tutte le interdipendenze tra problemi ambientali, accanto ad investimenti più intelligenti volti a trasformare radicalmente sistemi chiave come l’alimentazione, l’energia, i  trasporti, la finanza, la sanità e l’istruzione.

La revisione delle attuali politiche può dare, quindi, un contributo essenziale a queste transizioni, in particolare ripristinando la resilienza degli ecosistemi e della società, migliorando le risorse naturali e contribuendo allo sviluppo economico risolvendo le disuguaglianze sociali.

 

In definitiva, vivere bene accettando i limiti del pianeta rimane un’opzione realistica se agiamo subito e con senso di urgenza e responsabilità.