In pieno clima pre Expo non si può non pensare al ruolo della smart city e ai casi di città che si stanno avviando di buon passo a implementare la qualità dei servizi grazie alla tecnologia.
Tra queste si può ricordare Barcellona, un centro urbano che ho visitato due volte, nel 2008 e nel 2012. I cambiamenti in quattro anni si sono rivelati molto forti: ho potuto vedere il volto più difficile della Barcellona della crisi, fatta di persone anche ben vestite che non si ponevano alcun problema a rovistare nei cestini in pieno centro alla ricerca di cibo.


Mi può quindi solo rendere felice sapere come questa bellissima città si stia avviando a diventare una smart city. Qualche esempio? Il progetto per il nuovo ponte Sarajevo, che si trova nella parte nord del centro urbano catalano.

Questa infrastruttura, grazie ai tecnici del locale studio BCQ Arquitectura Barcelona, diventerà il primissimo caso al mondo di ponte mangia smog. In che modo? Grazie alla tecnologia fotocatalitica (utilizzata per costruire alcuni padiglioni di Expo), che distrugge le particelle inquinanti grazie all’interazione tra la luce solare e il biossido di titanio, un materiale privo di qualsiasi agente tossico che viene mischiato al comune cemento armato.
Questo particolarissimo cemento è inoltre in grado di rilasciare gradualmente nelle ore notturne le particelle di luce assorbite durante la notte, creando un suggestivo effetto luminescente. Fantastico, vero?
Secondo una ricerca effettuata dalla società inglese Juniper Research, il percorso di Barcellona verso la smart city in questo 2015 nulla avrà da invidiare a situazioni come quelle di New York e Londra, veri e propri punti di riferimento mondiali quando si parla di Open Data e di tecnologia al servizio del cittadino in ogni momento della sua giornata!
La crisi è un’opportunità per trovare nuove opzioni di sviluppo e questa case history ce lo dimostra perfettamente!