Da sempre, fin da quando ero piccola, sono un’amante del lavoro artigianale e creativo, della capacità di usare le mani per dare vita a qualcosa di unico e irripetibile.
E non so voi ma a me capita di provare un vero e proprio stupore da bambina quando mi imbatto in esperienze artistiche che non conoscevo.

Oggi voglio mostrarvene tre, che hanno un comune denominatore: quello di aver reso la plastica da rifiuto qualcosa di stupefacente ed esteticamente bello da vedere.
La prima è dell’artista Mary Ellen Croteau, da sempre appassionata di tematiche ecologiche, che ha scelto l’arte come veicolo per diffondere le sue idee. Mary ricicla tappi di plastica e con questi ha creato un magnifico mosaico che raffigura se stessa, un autoritratto amico dell’ambiente.

Anche Lisa B ricicla tappi e nel 2013, in collaborazione con l’ONU, ha dato vita al progetto Vortex per non dimenticare la tragedia dell’uragano Sandy: con il suo talento creativo ha regalato un’installazione coloratissima agli abitanti di Long Beach (New York) che ancora patiscono le conseguenze del passaggio della tempesta. Un’esplosione di colori con un duplice potere metamorfico, capace di trasformare il dolore in allegria, lo scarto di produzione in bellezza.

L’artista cinese Wang Zhiyuan non si limita ai tappi: lui riutilizza interi flaconi e bottiglie di plastica per realizzare imponenti installazioni che denunciano i comportamenti  privi di una morale ecologista alla base della nostra società consumista, con un dito puntato in particolare contro la sua città, Pechino.
Vedere questa moltitudine di materiali di scarto impilati a formare una torre altissima, se ad una prima occhiata regala lo stupore di trovarsi davanti ad un’opera imponente, alla fine lascia in bocca il gusto amaro della colpa: quella di non fare abbastanza, ognuno di noi, per salvaguardare e proteggere  il nostro meraviglioso pianeta...