E’ possibile cambiare stile di vita o il treno in corsa dell’evoluzione, dello sviluppo e della tecnologia non ammette più fermate?
A maggio Papa Francesco con la sua Laudato Sii ha chiamato alla conversione ecologica globale, affermando che cambiare si può, perché noi stessi siamo terra, il nostro corpo è costituito dagli elementi del pianeta, l’aria che ci dà il respiro, l’acqua che ci vivifica e ristora e quindi non possiamo usare e abusare di lei.
Ma un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale” per “ascoltare il grido della terra quanto il grido dei poveri”. Non si tratta dunque, come ha più volte ripetuto lo stesso Pontefice, di una enciclica prettamente ecologica, ma eco-sociale, perché “curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società”.

Ma è possibile oggi una “conversione ecologica”? Per il moderno e super tecnologico occidente, per i paesi in via di sviluppo è possibile cambiare abitudini, stili di vita e consumi?

Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, scrive Papa Francesco, ma è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili e al tempo stesso recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane.

Conversione ecologica, come fare?

Ecosost, la piattaforma che geolocalizza aziende ed iniziative ecosostenibili, non poteva rimanere insensibile al richiamo di Papa Bergoglio.
Comunicare e divulgare il più possibile iniziative volte a permettere a tutti di vivere nel modo più sostenibile possibile nel rispetto della natura è l’obiettivo primario di EcoSost, ecco perché la domanda principale è stata proprio questa:
è possibile uno stile di vita diverso?
Possiamo pensare ad uno sviluppo sostenibile?
Per questo motivo abbiamo cercato esempi ed iniziative pratiche il linea con il dettato dell’enciclica.

Una risposta non poteva non arrivare da un movimento il cui motto è “lascia il mondo un po’ meglio di come l’hai trovato”.
A dispetto della definizione data loro da George Bernard Show, gli Scout non sono solo pantaloncini corti e fazzolettone al collo.
Ogni estate in tutta Italia ci sono circa duecentomila ragazzi che si spostano per vivere l’esperienza di campi estivi. Giocano, esplorano, camminano, ma soprattutto… mangiano. Per loro infatti si tratta di organizzare vita all’aria aperta assicurando i principali pasti giornalieri: colazione pranzo e cena.
Ma acquistare è sempre un atto morale oltre che economico, scriveva Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in veritate, ciascuno di noi ha una grande responsabilità verso l’ambiente, responsabilità che parte proprio al momento dell’acquisto.

Il consumo critico è essenzialmente rispetto della natura, dei lavoratori, equità nella distribuzione delle risorse, sostenibilità ambientale ma anche strumento per educare alla possibilità di scelta.

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E' questione di consumo critico

Ecco perché un gruppo di ragazzi di Roma si è “inventato” un modo diverso di fare la spesa, nel rispetto dell’ambiente, del lavoro, un modo “critico” di pensare gli acquisti. Sono nate così le Cambuse Critiche.  
La cambusa, in gergo scout è il momento organizzativo legato all’approvvigionamento, tutto ciò che concerne la spesa e l’acquisto di pane, pasta, marmellata, verdure, carne, etc.
Una quantità di cibo, saponi ed altro non indifferente.
Ecco perché due ragazzi di appena vent’anni del gruppo scout Agesci Roma 72 tra il 2009 e il 2010 insieme al loro Clan (ragazzi e ragazze dai 16 ai 20 anni) hanno deciso di mettere in piedi un progetto che ha avuto come obiettivo principale il coordinamento di altri gruppi scout intenzionati a diventare consumatori attenti e attivi, acquistando per le loro cambuse estive merce prodotta secondo criteri etici, sfruttando la propria forza d’acquisto.
Coscienti del fatto che la battaglia sul cibo e sull’importanza della “lista della spesa” siano fondamentali per la sorte del Pianeta, i ragazzi di Roma sono riusciti “ad allargarsi” e oggi la realtà delle Cambuse Critiche è on line e disponibile per tutti i 200 mila scout italiani: gli ordini possono essere fatti in quasi tutte le regioni.

Ma chi sono 'sti scout?

In Italia “a fare gli scout” è la FIS, federazione italiana degli scout, l’unica autorizzata dall’Organismo mondiale del movimento (WOSM - World Organization of the Scout Movement) di cui fanno parte l’Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani, circa 180 mila iscritti) che come dice il nome è di ispirazione cattolica e il Cngei (Corpo nazionale giovani esploratori italiani, circa 10 mila iscritti), di ispirazione laica.
Il cammino educativo in Agesci inizia all’età di otto anni in Branco con i lupetti, quindi a 12 anni prosegue in Reparto con gli esploratori per concludersi in Clan con i Rover che vanno dai 16 ai 20 anni.

Difficoltà e timori

Le difficoltà ci sono state, del resto queste fanno parte di una iniziativa che cresce” spiega Gianni Polifroni, uno dei promotori di Cambuse Critiche. 

Difficoltà che sono nate per lo più nella fase dell’attuazione pratica: una volta nata l’idea occorreva strutturare questa buona pratica, stabilire chi gestiva cosa e soprattutto con quali forze” perché quando nasce una bella idea, si sa, il momento dell’euforia e della teoria deve lasciare poi il posto alla realizzazione che è tutt’altra cosa.

Ma queste difficoltà iniziali - ha spiegato ancora Gianni - sono state superate proprio facendo, vedendo anche che la cosa prendeva piede perché accolta da tanti altri gruppi. Quello che ha fatto andare avanti il progetto è stato proprio l’entusiasmo di altri Clan, che si accorgevano non solo della validità dell’iniziativa, ma che c’era qualcosa di costruito; la nostra preoccupazione principale, infatti, è stata quella di dare delle facilitazioni a chi voleva come noi iniziare con le cambuse critiche, in maniera che non si partisse sempre da zero".

La bellezza della nostra idea non poteva però essere costosa - ha continuato Gianni - perchè altrimenti avrebbe invalidato tutta l’iniziativa”.
L’esploratore infatti è economo, dice un articolo della legge scout perché le attività devono essere alla portata di tutti, senza discriminazioni di sesso, pensiero e soprattutto di tasche. Facile a dirsi, meno facile a farsi. Per risparmiare, si sa, è meglio recarsi al discount più vicino che pratica prezzi stracciati ma tutto offre tranne prodotti etici o ecosolidali.

Ci siamo resi conto che la spesa tramite Cambuse critiche non poteva gravare sulla quota finale del campo estivo” dice Gianni, per questo calcolatrice alla mano i ragazzi delle Cambuse Critiche hanno dimostrato che bastano 2,02 euro a testa per cambiare una parte non trascurabile della propria cambusa da un commercio anonimo ad uno solidale.

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L'esempio del caffé

E’ ovvio che in questi casi è l’unione che fa la forza, perché i costi possono essere abbattuti nel caso di ingenti ordinativi, ecco perché la rete e il sistema degli ordini in comune.
L’esempio per eccellenza è il caffé: i capi educatori, durante un campo estivo ne bevono in quantità spropositata: c’è sempre da stare attenti, programmare, giocare, controllare e soprattutto stare svegli! Un pacchetto di caffè al discount costa 2 euro, quello equosolidale quasi tre. Quest’ultimo, però, a differenza del primo assicura la certificazione per la condizione dei lavoratori, per la cura dell’ambiente, per l’assenza di ricorso a Paradisi fiscali. La domanda principale allora è: vale la pena spendere un euro in più?
Ma c’è di più: facendo un conto totale ogni anno tra tutti i capi Agesci (32.500 persone) si consumano 4 tonnellate di caffé, 16 mila pacchetti per una spesa annuale compresa tra i 33 mila e i 39 mila euro. E questo solo per il caffè.
Per i generi alimentari ogni anno gli scout fanno una spesa complessiva di 10 milioni di euro: immaginate di spostare 10 milioni di euro da un consumo “anonimo” ad uno “più critico”, non farebbe la differenza?
Più si è, più si abbassa il prezzo” ha concluso Gianni, per questo oggi i ragazzi e le ragazze delle Cambuse Critiche sono disponibili ad organizzare in tutta Italia cantieri e laboratori per informare sull’importanza del consumo critico, allo stesso tempo offrono una “mappa” dei fornitori.

L’iniziativa ha preso ben presto piede in tutta Italia, come ha spiegato Giovanni del gruppo di Pioltello: “E’ stata una contaminazione: chi ne veniva a conoscenza ed era interessato faceva partire il progetto nella propria zona. Chiediamo ai gruppi di fare una spesa scegliendo i prodotti in base ad

alcuni criteri: l’acquisto di prodotti biologici, a km zero ed etici. Qualcuno obietta che esiste un problema economico ma non bisogna dimenticare che  una iniziativa come questa ha un alto valore educativo, nei confronti dei ragazzi e delle loro famiglie”.

Oggi il progetto Cambuse Critiche è presente in Lombardia, Trentino, Friuli, Veneto, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Umbria, Sicilia. 

Sul sito omonimo inoltre è possibile avere tutte le informazioni necessarie per ordini o incontri formativi; infine non poteva mancare l'applicazione Android sviluppata dagli stessi ragazzi. 

Forse è difficile arrestare il treno dello sviluppo e dell’evoluzione, o forse no; c’è però una canzone scout che dice: “insieme si fa”.