Il 2015 sarà ricordato come un anno significativo per l’ambiente: è stato l’anno più caldo mai registrato e l’anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 800 mila anni.

Ma è stato un anno significativo anche per le decisioni prese in ambito politico, a livello mondiale e per il nostro Paese.

 

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha stabilito gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ovvero i traguardi che le Nazioni Unite – e quindi le singole nazioni che ne fanno parte – intendono raggiungere entro il 2030. Sostituiscono gli Obiettivi del Millennio, che ci hanno accompagnati nei precedenti 15 anni, e come quelli hanno lo scopo di indirizzare le politiche nazionali e globali al fine di migliore la vita sul (e del) pianeta. 

 

La stretta connessione tra gli obiettivi dimostra che ciascuno è indispensabile per il raggiungimento degli altri, come una sorta di puzzle da comporre in cui ogni tassello ha la sua specificità ma utilità generale. La tutela ed il corretto utilizzo del bene prezioso dell’acqua rappresenta un obiettivo indispensabile per poter assicurare la buona salute e ricercare il benessere per tutti, tutto questo non si può raggiungere, ad esempio, non pensando alla problematica dello smaltimento dei rifiuti o all’inquinamento delle acque. Le catastrofi naturali, che distruggono ogni anno intere comunità ed ecosistemi, non possono esser scongiurate senza provvedimenti diretti a contrastare i cambiamenti climatici ed innalzare il livello di sostenibilità delle città. Il nostro stile di vita contribuisce a creare questi cambiamenti, serve dunque rivedere le nostre produzioni e integrarle pienamente nell’ambiente circostante. Allo stesso modo è necessario un consumo più consapevole e sostenibile, in modo particolare quello di energia.

La protezione degli ecosistemi terrestri nella loro totalità non è un “di più”: le nostre comunità sono un tassello del puzzle di questo meraviglioso meccanismo naturale, e dal suo perfetto funzionamento dipende la nostra qualità della vita. 

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Il 2015 è stato anche l’anno dell’approvazione dell’Accordo di Parigi sul clima, che è riuscito nell’impresa di accordare 195 nazioni del mondo sulla rilevanza innegabile dei cambiamenti climatici. Se però dal punto di vista formale c’è da esultare, dal punto di vista sostanziale l’Accordo ha lasciato molti dubbi, innanzitutto riguardo agli obiettivi: 1,5 gradi centigradi era il limite a cui avrebbe dovuto puntare l’accordo, ma viene sancito solo come prospettiva auspicabile mentre l’obiettivo specifico è di non superare i 2 gradi, anche se i dati presentati non sarebbero affatto rassicuranti sul suo mantenimento.

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Foto: ©Avocette, Michele Mendi

 

Oltre a queste decisioni di carattere globale, anche per il nostro Paese è stato un anno importante per l’ambiente.

Innanzitutto grazie alla Legge sugli ecoreati, che introduce nel codice penale 5 fattispecie di crimini contro l’ambiente: inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo e omessa bonifica. Per chi commette questi reati, con l’aggravante in caso di associazionismo, sono previste ipotesi di reclusione fino a 15 anni e multe fino 100.000 euro.

A questa si unisce la Legge sulla Biodiversità agraria e alimentare, che tutela l’ambiente in una delle nostre maggiori ricchezze naturali ma anche uno dei più importanti settori economici del nostro paese.

Non meno importante, sul finire dell’anno, è stata l’approvazione del Combinato ambientale, con cui per la prima volta si introduce nel sistema normativa italiano il termine “green economy” e si dispongo concretamente misure finalizzate alla sua realizzazione.

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Cosa ci aspetta per il futuro?

Su queste premesse, non possono che essere alte le aspettative per l’anno appena iniziato.

Si attende innanzitutto l’approvazione da parte del Senato della Legge sul sistema delle Agenzie per la protezione ambientale e l’esame della Commissione europea del Decreto sugli incentivi alle fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico (si avvicina il tetto dei 5,8 miliardi di incentivi cumulativi, raggiunto il quale tutti i nuovi impianti di fonti rinnovabili, dall’eolico alle biomasse, rimarrebbero privi di qualunque forma di incentivazione e sostegno economico).

Il 2016 potrà così essere l’anno in cui l’Italia dismetterà finalmente la maglia nera per la violazione delle normative ambientali europee, questo sarà possibile anche grazie ad un’auspicabile attuazione scrupolosa della legge in tema di ecoreati e alla realizzazione del passaggio indispensabile ad un’economia verde.

 

La speranza è, dunque, che le forze politiche non perdano di vista l'obiettivo primario di cura del nostro pianeta, come mezzo per curare noi stessi e migliorare le nostre società. Ed ugualmente importante è che questo obiettivo venga condiviso indivualmente. Riprendendo le parole dell'Enciclica di Papa Francesco - anch'essa sicuramente da annoverare tra i momenti più importanti del 2015 - "l'umanità deve prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stile di vita, di produzione e di consumo. La terra è ferita, serve una conversione ecologica".