Il 2016 riserva da subito delle buone notizie.

Parliamo di Parigi: dal 1 gennaio 2016 le luci della città e degli edifici pubblici sono alimentati completamente da energia idroelettrica, eolica e solare.

L’accordo con i fornitori di energia prevede l’obbligo per questi di certificare che, a partire da quella data, l’illuminazione pubblica proviene da fonti energetiche sostenibili, garantendo tra l’altro un risparmio economico notevole (la spesa attuale della città in questo settore è di 32 milioni di euro annui).

 

Questa scelta rientra in un piano green molto più ampio. Sin dal 2007 è stato previsto un Programma territoriale per l’energia e il clima (aggiornato nel 2012) che prevede di ridurre del 25% le emissioni di gas serra entro il 2020. Questo piano comprende lo sviluppo della produzione di energie rinnovabili, l’esemplarità dei servizi pubblici, una politica urbanistica finalizzata alla smart city e lo stimolo alla mobilitazione del settore privato.

Anche il simbolo di Parigi, la Tour Eiffel, è a basso impatto ambientale: dallo scorso anno sulla Torre sono presenti due mini turbine eoliche in grado di produrre 10mila kWh di elettricità all’anno; inoltre sul tetto di uno dei padiglioni sono stati installati dei pannelli solari termici, che garantiscono il 50% del riscaldamento dell’acqua nei locali destinati al pubblico, insieme a un meccanismo di recupero delle acque piovane che rifornisce i servizi igienici.

 

Oltre al settore energetico, Parigi si è distinta per le misure approvate contro lo spreco alimentare di negozi e supermercati: una legge approvata durante il 2015 stabilisce l’obbligo per i locali superiori a 400 metri di donare i prodotti invenduti ad associazioni che si occuperanno del loro reinvestimento, distribuendoli ai più bisognosi o realizzandone mangimi per animali. Sono previste multe fino a 75mila euro e la reclusione fino a 2 anni per il mancato rispetto della normativa.

 

Parigi è un esempio molto vicino a noi, a tal punto da dimostrarci chiaramente che l’abbandono del modello di consumo insostenibile è non solo possibile, ma realizzabile. Non è però l’unico esempio a cui guardare. È importante ricordare che l’Uruguay, ad esempio, riceve il 94,5% del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili, mentre il Costa Rica riesce nell’impresa di produrre energia verde al 100%.

Anche se geograficamente molto lontani da noi, non sono esempi da sottostimare, al contrario ci insegnano molto su quanto si possa fare senza stravolgere le nostre vite, se non in positivo. E si spera che possano rappresentare uno stimolo e una guida anche per le scelte green del nostro paese. 

 

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