Ci troviamo a Milano, al Ruben. Ristorante pensato, voluto e realizzato da Ernesto Pellegrini con lo scopo di arginare per quanto possibile uno dei più gravi problemi che affligge l’Italia nel tempo della crisi, quello della povertà, dei “nuovi poveri”, di coloro che pur avendo un lavoro non riescono più a far fronte alle spese e troppo spesso sono costretti ad andare a letto senza cena.

350 pasti e 2700 tesserati in un anno, nella maggior parte dei casi intere famiglie, per un 20% persone sole, pensionati che hanno oltre al bisogno fisico il desiderio di stare in compagnia. Perché mangiare non vuol dire solo nutrirsi ma condividere fette di pane, porzioni di pasta e storie.

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Entrando nel ristorante si ha la sensazione di trovarsi in una mensa aziendale, self service, in cui si presentano quattro primi, quattro secondi, quattro contorni e quattro dolci più frutta e bevande a volontà, rigorosamente analcoliche. C’è poi l’opzione vegetariana e quella vegana per rispettare le volontà di tutti e non obbligare nessuno a mangiare qualcosa che lo metterebbe in difficoltà con se stesso.

Il costo? 1 euro per gli over 18 mentre i minori mangiano gratis. “Certo, non tutti possono entrare al Ruben.”- spiega Uccellatore, il responsabile- “Prima di accedere, si passa da una sorta di preselezione, eseguita da un’associazione o un ente “proponente”. In altre parole, “mettendo in rete 170 tra associazioni, parrocchie e Caritas, oltre ai servizi del Comune, riusciamo a selezionare le situazioni di reale disagio, importante ma non estremo, che costituiscono l’obiettivo del ristorante Ruben”.

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