Determinazione, tenacia, competenza: tutto questo è Bio e Mare, la prima e unica cooperativa di donne pescatrici d'Italia.

Oltre ad esser costituita da sole donne, la cooperativa Bio e Mare si distingue per il lavoro che abbraccia tutta la filiera ittica: dalla pesca alla lavorazione artigianale del pescato fino alla vendita diretta dei prodotti, grazie anche alla collaborazione con più di 80 Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) tra il centro e il nord Italia.

 

"Lavoravamo in una cooperativa di pescatori dove si faceva già vendita diretta ai clienti. Siamo stati contattati dai GAS della zona e la nostra avventura è nata con loro, perché per preparare gli ordini di questi gruppi era necessario pulire il pesce, fare delle confezioni, ed era un’attività più femminile che maschile. Ci ritrovavamo sempre le solite quattro, cinque ragazze ed è nata l’idea di creare una cooperativa tutta nostra, unendo la nostra passione di uscire in mare a pescare. A questo abbiamo aggiunto l’idea di lavorare e trasformare in conserve l’eccesso di pesce che non si riusciva a vendere". È quanto ci racconta Radoslava Petrova, fondatrice e presidente di Bio e Mare.

La cooperativa è nata nel 2011 a Carrara, in un momento molto difficile per il nostro Paese a causa del manifestarsi della crisi economica. Nonostante questo, le donne di Bio e Mare sono riuscite a dimostrare che sfruttare in maniera sostenibile l'ambiente è una via di successo anche per superare la crisi. "La parte economica è stata l'unica vera difficoltà da affrontare. Tutto il resto siamo riuscite a superarlo, anche se all’inizio c’è stato un po’ di scetticismo attorno a noi. Ma siamo riuscite a superare anche questo e a dimostrare che l’idea era valida. Siamo state toste e combattive nel credere fino in fondo nelle nostre idee e andare avanti."

Il metodo che utilizzano le donne di Bio e Mare è quello della pesca sostenibile: usano reti con maglie larghe per catturare solo pesci di grosse dimensioni e permettere agli esemplari ancora piccoli di scappare e riprodursi. Inoltre rispettano il ritmo biologico naturale delle specie, che vengono eliminate di volta in volta dal listino in base al ciclo riproduttivo e reinserite quando questo si è concluso. L’intero lavoro della cooperativa è poi accompagnato dall’impegno nella raccolta differenziata, che include anche la raccolta dei rifiuti che purtroppo finiscono nelle reti.

La filiera corta - che consiste nel contatto diretto tra chi produce e chi consuma - è il sistema che le donne di Bio e Mare hanno scelto di utilizzare per vendere i propri prodotti, sia per ridurre al minimo l'impatto ambientale dei propri scambi commerciali, sia per migliorare la propria attività ricevendo un feedback diretto dalla clientela. "Con la filiera corta hai un contatto diretto con il cliente, senti le sue vere esigenze, capisci quello che vuole effettivamente" ci racconta la Petrova. "Quando propongo un prodotto e il cliente mi dice che non gli piace ed è da correggere, io riesco a farlo. Non potrei se non avessi questo tipo di contatto. Riesci a correggere tanti errori che si fanno durante la strada, capisci le esigenze, capisci che ci sono tante necessità legate alle allergie e al non poter mangiare alcuni ingredienti. Proprio in virtù di questo, abbiamo fatto delle linee dedicate a queste persone con esigenze particolari. È uno stimolo anche per la nostra fantasia, per inventare cose nuove. Questo non ci sarebbe se consegnassimo i nostri prodotti alla grande distribuzione, non ce ne accorgeremmo".

"Con i Gruppi di Acquisto Solidale, poi, si crea una rete stupenda per creare progetti insieme. Scopri che potresti fare delle cose a cui non avevi pensato, nascono tantissime nuove opportunità che non avevi considerato prima di conoscere quelle persone. È uno stimolo indispensabile." Come ci racconta Radoslava Petrova, dunque, i GAS rappresentano un valore indispensabile per realizzare nuove idee, correggere gli errori e migliorare. "La filiera corta e l’appoggio ai GAS è per me una missione, questo tipo di consumo dovrebbe essere valorizzato sempre di più. È semplice mangiare bene senza spendere tanto, al contrario di quanto si pensa. L’attuale modello consumistico dovrebbe cambiare, dobbiamo tutti rivolgerci ad un consumo più responsabile e critico. Dobbiamo essere più attenti a quello che mangiamo, perché la nostra salute, il nostro benessere, la nostra forma fisica, dipendono in grandissima misura dalla qualità del nostro cibo."

Ma le donne di Bio e Mare non si sono fermate al porto di Carrara. In questi anni il progetto ha richiesto molto sforzo e dedizione, ma in ognuna di queste componenti sono riuscite a dare il massimo riuscendo ad ottenere numerosi riconoscimenti e ad arrivare anche molto lontano dall’Italia, per diffondere il decalogo della pesca sostenibile e insegnare i metodi utilizzati per la lavorazione e conservazione del pesce in Turchia e in Madagascar. "In Madagascar è stata una vera e propria sfida con la natura. Siamo stati in un villaggio in cui non c’è acqua corrente né elettricità. Abbiamo dovuto fare tutte le conserve sul fuoco vivo, con la legna. Alcuni ingredienti non ci sono, ad esempio l’olio, così ho dovuto stimolare tantissimo la fantasia e la creatività per trovare un nuovo sistema per fare i prodotti senza ingredienti fondamentali. Noi diamo per scontate moltissime cose, lì ho dovuto affrontare delle realtà che sono state veramente incredibili. In Turchia, invece, abbiamo notato che c’è tantissimo spreco, si buttano tantissime specie che si possono mangiare, per esempio la razza e le cicale. La più grande soddisfazione è stata vedere che la gente del posto, dopo un iniziale atteggiamento di diffidenza, non appena ha provato queste nuove specie si è subito convinta, è stata una sorpresa piacevole per loro e so che li stanno già utilizzando in cucina. Questo è importante anche per le altre specie che tendevano ad esaurirsi, l’utilizzo di tutto il pescato riesce a garantire più cibo, più sostenibilità e anche a diminuire la quantità di lavoro. È stata sicuramente un’esperienza positiva".

Si è trattato di esperienze che hanno donato molto ad altre comunità, ma non di meno alla stessa cooperativa che ha fatto tesoro di quanto imparato e raccolto ancora più forza per concretizzare tanti altri progetti futuri. "Fin dall’inizio abbiamo avuto in mente di aprire un ristorante con il nostro pescato e con prodotti biologici. Non abbiamo trovato ancora il posto giusto, perché è importante anche la produzione e il laboratorio dove si elaborano i prodotti. Molti fattori incidono su questa idea, ma è un sogno nel cassetto a cui pensiamo e non ci siamo arrese. Poi abbiamo anche in mente un’idea che riguarda gli scarti del pesce, ad esempio le lische e la pelle. Vorremo poterli utilizzare per farne del cibo per animali. È un sogno nel cassetto anche questo, legato soprattutto ai costi. Ma ce la faremo!"

 

Noi di EcoSost, colpiti dalla validità di questo progetto e dalla tenacia con cui è stato realizzato, auguriamo alle incredibili donne di Bio e Mare un grandissimo in bocca al lupo!