Secondo le più recenti stime, nel 2050 la popolazione mondiale si aggirerà intorno ai 9 miliardi di persone, con un conseguente fortissimo impatto sulla sempre crescente domanda globale di cibo.

Le fonti di proteine animali di cui siamo abituati a nutrirci (carne, pesce, uova, latte e derivati) creano un forte impatto negativo soprattutto a livello ambientale, basti pensare all'inquinamento dei suoli e delle acque provocato dai numerosissimi allevamenti intensivi di bestiame, ma potrebbero anche non bastare più per sfamare l'intera popolazione mondiale. Per questa ragione, l'entomofagia, cioè il consumo di insetti da parte dell'uomo, viene considerata da molti studiosi come una valida alternativa alle classiche proteine animali.

Gli insetti, oltre a non avere nessun impatto negativo sull'ambiente, sono ricchissimi di proteine e grassi buoni, ma anche di calcio, zinco e soprattutto ferro, elementi importanti per le normali funzioni del nostro organismo.

Le specie maggiormente indicate per il consumo umano sono: bruchi, cavallette, locuste, grilli, api, vespe, formiche e coleotteri. Per fare un esempio, il ferro contenuto nelle locuste si aggira tra gli 8 ed i 20 mg per 100 g di peso secco (dipende dai diversi tipi di locusta), mentre 100 g di peso secco di carne bovina contengono circa 6 mg di ferro.

In alcune parti del mondo come il Messico e la Thailandia, l'entomofagia è parte integrante della cultura culinaria e chissà se anche in Europa, una volta abbattuti i pregiudizi iniziali, non diventi normalità ordinare al ristorante una zuppa d'insetti! 

Dott.ssa Valentina Del Sorbo, Biologo Nutrizionista