"Quando io morirò, tu portami il caffè, e vedrai che io resuscito come Lazzaro" diceva Eduardo De Filippo esprimendo in una sola battuta, quello che pensiamo un po’ tutti: il caffè è sempre un’ottima soluzione. Eppure negli anni l’abitudine di berne quotidianamente è stata discussa e contestata a volte difesa e decantata come fosse un toccasana.

Per sondare le qualità della tazzina di caffè basta fare una veloce rassegna degli studi che hanno avuto come oggetto proprio il seme degli alberi tropicali appartenenti al genere Coffea, da cui se ne estrae il chicco per mezzo della macinazione. Il risultato è in linea con le nostre speranze – il caffè può essere un ottimo alleato della salute, abbassando il rischio di incappare in malattie più o meno gravi.

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La caffeina ha notevoli proprietà farmacologiche, tra le quali:

Effetto stimolatorio, in grado di aumentare la reattività e la concentrazione e ridurre il senso di stanchezza e fatica.
Effetto anoressizzante, capace di ridurre l’appetito e dare una parvenza di sazietà seppur momentanea.
Effetto lipotico che stimolando l’utilizzo dei grassi e la termogenesi, aumenta la quantità di calorie bruciate anche senza attività fisica.
Ruolo protettivo contro il Parkinson, infarto e ictus.
Riduzione del rischio di cancro della cavità orale, della faringe, di prostata e endometrio

Detto questo è indubbio che assumerne dosi elevati come possono essere 500 mg (circa 5 tazzine) in una volta sola può causare danni gravi come palpitazioni, nausea e vomito, che possono essere letali se i grammi diventano 10 (circa 100 tazzine). Quindi morire di caffè è possibile ma assolutamente improbabile e bere 3-4 caffè al giorno non comporta problemi.