Se in un primo momento sembrava di aver trovato finalmente una valido sostituto del tanto temuto carbone, dobbiamo purtroppo ricrederci: diversamente da ciò che pensavamo, infatti, l’uso del pellet è persino più dannoso dei combustibili attualmente utilizzati.

È questo quello che sostiene uno studio della Royal Institute of International Affairs che ha recentemente dimostrato che le biomasse non sono la risposta che cercavamo nella lotta contro l’inquinamento ambientale.

Il responsabile dello studio, Duncan Brack, motiva le sue conclusioni spiegando che: «Il fatto che le foreste europee siano cresciute in estensione negli ultimi 20 anni non significa che tagliare piante per bruciarle non abbia un impatto negativo: è sbagliato pensare che reintegrando ciò che si taglia si ottiene un "riciclo continuo". Un conto è se la legna viene tagliata per costruire mobili, un altro se la si brucia».

Quello che i ricercatori hanno voluto portare alla luce con la loro analisi è la pericolosità di utilizzare gli alberi come fonte combustibile in quanto la forte domanda comporta un ricorso frequentissimo a foreste e boschi, provocando il taglio di alberi e piante anche giovanissimi e così aggravando in modo preoccupante il fenomeno del disboscamento.

Anche se l’industria del pellet sostiene di usare in prevalenza scarti per la sua produzioni, in realtà la sempre crescente richiesta di questo combustile comporta necessariamente il ricorso ad alberi interi, a volte persino a legni massici, che hanno impiegato anni ed anni per diventare tali.

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Per comprendere la portata del fenomeno si pensi ad esempio che nel 2015 gli USA hanno prodotto ben 5,7 milioni di tonnellate di pellet, cifre aumentate negli anni seguenti a causa della grande richiesta che proviene dall’Europa e che preoccupano gli ambientalista, ma non solo, che vedono così minacciata l’esistenza di quei pochi ecosistemi che ancora riescono a sopravvivere negli Stati Uniti.

Il problema del pellet, non si limita tuttavia alla questione del disboscamento aggressivo. Anche in fatto di emissioni nocive questo materiale nonrisulta essere più salutare rispetto al carbone.

Continua infatti a spiegare Duncan Brack: «In Europa il "valore" del carbonio non sottratto dall’atmosfera è calcolato al taglio della pianta, non quando la si brucia e tutto il carbonio assorbito viene restituito in una volta sola. Questo comporta anche che se il pellet è importato dalla Russia, dagli Stati Uniti o dal Canada, nel momento in cui lo si brucia l’anidride carbonica prodotta è del tutto "fuori bilancio" perché il legno arriva da altrove. In più, nel conto le emissioni non rientrano mai quelle prodotte dal trasporto del legno stesso.»

Insomma tutto considerato sembra proprio che il pellet non sia la soluzione ideale per preservare il benessere del nostro pianeta e si spera che queste ultime scoperte permettano ben presto di fare chiarezza su questo materiale, prima che l’incoscienza con cui lo si utilizza causi danni irreversibili a foreste e atmosfera.

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