Sulla newsletter della commissione europea Science for Environment Policy è recentemente apparso uno studio intitolato Economic impact of ocean acidification on shellfish production in Europe, una ricerca realizzata da due scienziati dell’Università tedesca di Kiel nella quale si analizzano le conseguenze che l’aumento dell’acidità dei mari sta avendo, e avrà, sull’esistenza ed il commercio dei molluschi nei paesi europei.

Negli ultimi decenni il livello di acidità delle acque ha destato non poca inquietudine per le ripercussioni che potrebbe avere sull’ecosistema marino.

Il problema è scatenato dall’aumento di CO2 presente nell’atmosfera causato da comportamenti umani spregiudicati che, nonostante gli allarmanti appelli lanciati sempre più frequentemente dalle associazioni ambientaliste, e non solo, sembrano proprio non volersi arrestare. 

La preoccupante diminuzione del pH marino si deve, infatti, all’eccessivo assorbimento di anidride carbonica da parte delle acque che arrivano ad incamerarne fino ad un terzo di tutta quella presente sul pianeta.

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Questo cambiamento, secondo quanto riportato nello studio, potrebbe avere delle gravi conseguenze su ostriche, cozze, vongole e, in generale, su tutti i molluschi che trovano nei mari il loro habitat ideale.
L’eccessiva acidità provocherebbe gravi problemi a questi esseri viventi che non solo hanno sempre maggiori difficoltà a costruire la propria conchiglia ma rischiano persino lo sciogliemmo di quest’ultima, non più in grado di resistere in un pH così basso!

In particolare il problema si fa sentire in modo pressante nelle acque europee dal momento che i paesi del vecchio continente sono i primi produttori a livello mondiale di molluschi provenienti da acquacoltura ed i quarti per quel che riguarda l’attività di pesca.

Record positivi che potrebbero essere messi ora a dura prova.

I ricercatori hanno infatti studiato i dati Fao, nei quali si trovano catalogati 6 gruppi di molluschi per un totale di 54 specie, e hanno elaborato delle previsioni per stimare le potenziali perdite economiche che potrebbero derivare da questa situazione. I risultati a cui sono giunti sono davvero molto preoccupanti. Secondo quanto calcolato, se questa tendenza non si arresterà, nei prossimi decenni la perdita potrebbe arrivare a raggiungere il milione di euro.

I paesi maggiormente colpiti? Francia, Spagna, Regno Unito e, naturalmente, Italia.

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