Si chiama Bio-on l’azienda bolognese che sta spopolando in Borsa grazie ad un innovativo progetto che, oltre a riscuotere un grande successo dal punto di vista economico, promette di essere la tanto attesa soluzione per contrastare il drammatico inquinamento di mari ed oceani causato dalla dispersione di materiale plastico nelle acque, triste argomento che abbiamo già più volte affrontato.

Minerv Biorecobery, questo il nome del rivoluzionario prodotto presentato nell’ultimo G7 per l’Ambiente, è nello specifico un insieme di micropolveri ricavate da bioplastiche e caratterizzate da un diametro di qualche micron che, una volta gettate nelle acque, sviluppano una struttura porosa adatta ad ospitare degli speciali batteri (il cui alimento principale è appunto questo speciale materiale) che una volta rafforzatisi abbastanza sono in grado di eliminare gli idrocarburi presenti dall’ambiente marino senza che rimanga alcuna traccia inquinante. «È la natura che cura se stessa» ha dichiarato Marco Astorri, presidente e amministratore delegato della Bio-on «perché la nostra bioplastica, di origine vegetale, serve a proteggere e a nutrire questi batteri accelerandone la loro naturale azione».

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È Simone Cappello, responsabile del progetto Bioremediation presso l’IAMC, lstituto per l’Ambiente Marino Costiero a Messina, a spiegare con esattezza il meccanismo che permette alle micropolveri di compiere la magia: «Il principio della oil-bioremediation si basa sull’esistenza di microrganismi, batteri in primis, in grado di attaccare la struttura molecolare di molti dei componenti la formulazione naturalmente complessa degli idrocarburi. Questi microrganismi sono presenti in ambiente marino ma in condizioni metaboliche, fisiologiche e in quantità non sufficiente a permettere una sostanziale riduzione degli idrocarburi sversati ed è grazie alla bioplastica PHAs che è possibile invece favorire e accelerare un processo altrimenti lunghissimo di trasformazione a CO2, prodotto finale della biodegradazione. L’uso della bioplastica PHAs è inoltre sicuro per l’ambiente e per la fauna marina perché non lascia alcuna traccia».

Un primato importante che ha già passato l’ardua fase sperimentale presso l'Istituto per l'Ambiente marino costiero di Messina, legato al Cnr, come racconta lo stesso Astorri: «Come spesso accade, i nostri centri di eccellenza sono più conosciuti nel resto del mondo che in Italia. In un primo tempo ci siamo rivolti a un laboratorio che si trova alla Hawaii con cui siamo in contatto da 8 anni per fare la sperimentazione da loro. Hanno esaminato il progetto e ci hanno risposto che per quello di cui avevamo bisogno lo potevamo tranquillamente trovare in patria, visto che l'istituto di Messina è considerato il migliore in assoluto».

Un altro grande passo in avanti per la ricerca Made in Italy, che porta a casa un ulteriore successo per quel che riguarda l’ideazione e la realizzazione di tecnologie green, amiche dell’ambiente.

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