Quando si tratta di oceani il discorso si fa serio. Le recenti stime dimostrano che la quantità di plastica e microplastica dispersa ha raggiunto livelli allarmanti, e che spesso se ne trovano residui nei pesci e nei molluschi che finiscono sulle nostre tavole.

Per questo il progetto The Ocean Cleanup è tanto importante. Ideato dall'allora ventiduenne olandese Boyan Slat e divenuto una startup, il progetto ha come obiettivo quello di sviluppare una barriera che sfrutti le correnti per intercettare oggetti e frammenti di plastica dispersi.

L’idea è molto semplice: Slat ha pensato al continuo movimento delle correnti, che spostano enormi masse di acqua qua e là in tutto il mondo. Non bisogna combatterle, non è necessario lottare controcorrente, ma sfruttarle. Sarà quindi sufficiente fissare delle piattaforme galleggianti, con delle barriere cattura-plastica, al fondale e aspettare che il movimento delle correnti vi spinga i rifiuti da intrappolare.

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Questa sorta di collaborazione inconsapevole uomo-natura consente di abbattere i costi e le emissioni: non serve carburante per spostarsi fra i mari con le barriere cattura plastica, anzi le piattaforme sono autonome e si alimentano con energie rinnovabili.

Il progetto, presentato nel 2013, ha raccolto 2 milioni di dollari nel 2014 e ha installato la prima piattaforma lunga 100 metri nel Mare del Nord nel 2016. Nel 2017 sono stati raccolti i risultati del prototipo e si è avviato lo sviluppo della piattaforma-pilota che nel 2018 sarà posizionata nel Pacifico, nei pressi della Grande Macchia di Rifiuti. Lo scopo è quello di spingere la plastica verso terra per iniziarne il riciclo. Al contrario della prima, questa barriera non sarà fissata ad una piattaforma galleggiante ma sarà sommersa, lì dove la corrente è meno forte, fissata al fondale con una semplice àncora.

Se i risultati nel 2018 saranno quelli sperato il progetto intende avviarsi verso l’obiettivo finale: avviare la pulizia degli oceani entro il 2020.

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